Se utilizzi apparecchi acustici a Parma e nel silenzio senti abbastanza bene, ma al ristorante, in automobile o quando parlano più persone fai ancora fatica a capire le parole, il problema non è necessariamente il volume.
Ed è proprio qui che emerge una differenza importante: aumentare il volume non significa necessariamente migliorare la comprensione.
Perché con gli apparecchi acustici sento, ma faccio fatica a capire?
L’ipoacusia non comporta necessariamente soltanto una riduzione dell’intensità percepita.
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda, ad esempio, che nelle ipoacusie neurosensoriali alcune frequenze possono essere percepite in maniera differente e i suoni possono risultare alterati.
Per questo motivo la riabilitazione uditiva non può essere ridotta semplicemente a “far sentire più forte”.
Un apparecchio acustico deve invece gestire un segnale estremamente complesso, cercando di rendere accessibili le informazioni utili senza rendere eccessivamente presenti quelle che interferiscono con l’ascolto.
La difficoltà diventa particolarmente evidente quando voce e rumore sono presenti contemporaneamente.
Gli apparecchi acustici con intelligenza artificiale risolvono il problema?
Le tecnologie più recenti stanno facendo passi importanti proprio nella gestione degli ambienti complessi, ed è ciò su cui da sempre lavorano le aziende produttrici.
Oggi esistono apparecchi acustici capaci di analizzare continuamente l’ambiente sonoro, riconoscere differenti situazioni di ascolto e utilizzare sistemi avanzati di elaborazione del segnale per favorire la voce e controllare il rumore ovunque esso sia nell’ambiente rispetto al paziente, come ad esempio le “zone di nullo” utilizzate in Bernafon per la soppressione delle fonti di rumore localizzate nello spazio.
L’intelligenza artificiale è diventata infatti uno dei temi centrali delle nuove generazioni di apparecchi acustici.
Ma c’è un aspetto che ritengo ancora più importante:
anche una tecnologia molto evoluta deve essere regolata correttamente sulla persona che la utilizza. E spesso da sola non basta. Per assurdo, più tecnologia abbiamo a disposizione, meno controllo abbiamo su di essa.
Non conta soltanto quale apparecchio scegli, ma cosa arriva realmente al tuo orecchio.
Durante il processo di regolazione che effettuo riservo sempre una parte importante alle misurazioni in prossimità del timpano attraverso le misure REM (Real Ear Measurements).
Queste misurazioni permettono di verificare oggettivamente il comportamento dell’apparecchio acustico nell’orecchio della persona. Perchè ogni orecchio e quindi ogni Condotto Uditivo è differente, e basarsi solo sul software di programmazione è riduttivo.
Non mi limito quindi alla domanda:
“Come ti sembra?”
Alla percezione della persona si aggiunge un dato misurabile.
Nel mio lavoro utilizzo le misure REM insieme a SpettroREM®, di cui solo una co-autrice ed ho collaborato allo studio dei casi in cui si è rilevata fondamentale per un buon fitting protesico. Si tratta di un protocollo che consente di approfondire ulteriormente l’analisi del segnale vocale riprodotto attraverso gli apparecchi acustici, ed in ultima analisi di valutare qualitativamente il fitting.
L’obiettivo non è semplicemente ottenere più volume, ma verificare come il segnale vocale viene effettivamente riprodotto dopo l’elaborazione della protesi acustica.
“Ma io gli apparecchi acustici li ho già”
È un’obiezione che sento spesso.
Ed è importante sapere che non è necessario acquistare nuovi apparecchi acustici per verificarne la regolazione.
È possibile controllare anche apparecchi già acquistati e utilizzati da tempo, verificando strumentalmente come stanno lavorando nell’orecchio.
In alcuni casi il problema non è necessariamente l’apparecchio in sé, ma può essere utile approfondire il modo in cui è stato regolato rispetto alle caratteristiche uditive della persona.
Se utilizzi già apparecchi acustici a Parma, non è necessariamente necessario sostituirli per verificare se sia possibile migliorare il risultato. È possibile controllarne strumentalmente la regolazione e valutare come stanno lavorando nell’orecchio.
Prima di pensare di sostituire una protesi, quindi, può avere senso misurare ciò che sta realmente facendo.
Se nel silenzio senti bene ma nel rumore fai fatica, vale la pena approfondire.
Ristorante, televisione, riunioni familiari, automobile e conversazioni tra più persone sono situazioni molto diverse da una stanza silenziosa.
Per questo una buona regolazione non dovrebbe essere valutata esclusivamente sulla sensazione immediata di “sentire più forte”.
L’obiettivo della riabilitazione uditiva è molto più concreto: rendere l’ascolto realmente utile nella vita quotidiana.
Presso il mio studio mi occupo di valutazione e regolazione degli apparecchi acustici a Parma, utilizzando anche misure REM e protocollo SpettroREM® per verificare oggettivamente il comportamento del segnale.
Hai già degli apparecchi acustici ma in alcune situazioni continui a fare fatica a capire le parole?
Puoi richiedere una valutazione della loro regolazione e verificare oggettivamente come stanno lavorando.
